Artigrafie

Le hanno chiesto molte volte il significato profondo dei suoi scritti. A noi interessa che cosa l'ha spinta, e la spinge, a scrivere.

Artaud scriveva per uscire dall'inferno. Claudio Magris mi ha detto: «Bisogna scrivere per lottare contro l'oblio». Brodsky disse: «Si scrive per salvare qualcosa della propria dignità personale». Ecco: la memoria di un tempo passato, la vanità, voler uscire dall'inferno, creare un'ancora di salvezza. Per tutte 'ste cose uno si mette a scrivere. Seppure uno dovrebbe farlo solo dopo aver letto due camion a rimorchio di libri!


Scrivere e scolpire il legno sono in relazione?

Ti spiego un concetto molto semplice: scolpire, scrivere, scalare sono la stessa roba. Io mi sveglio la mattina e ascolto il mio corpo, la mia anima. Sento una vocina, quella che ti avverte quando stai per sbagliare, quella che ti indirizza verso ciò che desideri. Se mi sveglio e mi dico: «Oggi ho voglia di scolpire», in quel momento sono scultore. Se una mattina mi sveglio e ho voglia di scalare, in quel momento sono uno scalatore. Se una mattina mi sveglio e quella vocina mi dice: «Prova a raccontare

come è caduto quell'albero sotto il peso della neve», in quel momento sono uno scrittore. Lo diceva Pessoa: siamo una moltitudine. Per me è questo il segreto della vita, il segreto per non stare col branco. Ascoltarsi, guardarsi la punta dei piedi in ogni momento e non gli orizzonti. Da qui parte la salvezza, non solo individuale.


Anche la salvezza del pianeta passa dall'ascolto?

Certo, ma è un pianeta che ha smesso di ascoltare, di ascoltarsi. C'è disequilibrio, eppure si punta tutto sull'industria. C'è disequilibrio, e a Milano si buttano via 150 quintali di pane ogni weekend. Tutto questo avviene perchè nemmeno la voce della terra si ascolta più. È la terra che ci dà da mangiare: bisognerebbe inginocchiarsi al suo cospetto, curarla, coltivarla. Questa perdita di rispetto per la terra rende attuale parlare di riscaldamento globale.

In un contesto così desolante, perchè proprio la scrittura?

Perchè io penso di dover provare a scardinare alcuni malati luoghi comuni. Oggi conta solo avere una bella macchina, l'abito giusto: come si fa a dar via 800 euro per un pezzo di cotone, solo perché è firmato Dolce e Gabbana? È un mondo per rincoglioniti. Abbiamo abitudini che non rispondono a quella voce di cui parlo. C'è un'imbecillità planetaria che spilla soldi, che ci rende nevrotici. Prima di parlare del riscaldamento planetario, bisogna parlare di queste robe: se non c'è l'uomo, che cazzo me ne frega del pianeta? Che me ne faccio della

 

natura, se non c'è l'uomo che la gusta? Prima bisogna salvare l'uomo. Ad esempio, insegnando il valore della miseria: il mio prossimo romanzo parlerà di questo.


Continua a scrivere i suoi libri a mano?

Sì. Un po' perché deriva dalla mia educazione. Un po' perché il computer è sterile, mentre la carta è viva, parla, rimane. Permette di lasciare una traccia di me, materiale, a quelli che verranno dopo. Con il computer basta un blackout e si perde tutto. Inoltre ho bisogno di un cavo diretto che vada dalla testa alla mano. E poi scrivere in questo modo significa anche concedermi un attimo di raccoglimento. Ora me ne concedo un altro: un bel bicchiere di vino.

a cura di Eugenio Credidio

Mauro corona

HIGHLIGHTS

Erto è un paesino di pietra, poco sopra la diga del Vajont, che venne distrutto dallo spostamento d'aria causato dal terribile incidente. Sui muri di quelle case arroccate, aggrappate al terreno irto delle montagne, si leggono parole firmate M.C. È lui, Mauro Corona, il protagonista della nostra chiacchierata sulla vita, sull'uomo e sulla natura.