Artigrafie

 

Ammetto che la scarsa densità abitativa, 4 milioni di persone in un Paese grande un terzo del nostro, l'idea di trovare un’isola dove la natura respira e in cui la pressione dell’uomo non è ancora diventata insostenibile sono stati tra i motivi principali che mi hanno convinto a trasferirmi in Irlanda. In realtà, la verdissima Irlanda è verde solo a metà.

Negli ultimi anni si sta puntando molto sull’energia eolica offshore, che da sola garantisce più del 10% del fabbisogno nazionale, e sullo sfruttamento del moto ondoso. L’obiettivo è quello di arrivare al 15% di energia rinnovabile entro la fine del 2010. D'altra parte appare, però, incredibile come gli abitanti abbiano avuto un impatto molto pesante su alcune risorse ambientali. Dopo anni di sfruttamento incontrollato e cattiva gestione delle acque, la popolazione ittica verte in pessime condizioni. Facendomi un giro sulla bellissima west coast irlandese non ho potuto fare a meno di notare uno spettacolo che avrei evitato volentieri: le salmon farms. Poco in confronto al disastro ecologico che ho visto girando per il Cile, ma molto più di quanto questa isoletta possa tollerare. Il salmone viene allevato in tutta l'Irlanda e, così come per la Scozia e la Norvegia, rappresenta uno dei mercati più in espansione. Ma negli ultimi quindici anni, dopo essere stato un pesce pregiato destinato a un mercato di nicchia, è diventato il trancio più economico che potete trovare sul banco della pescheria.

La spiegazione si chiama allevamento intensivo incontrollato. Questo tipo di allevamento sta provocando conseguenze drammatiche sull’ecosistema locale. Le condizioni di allevamento prevedono altissime concentrazioni di salmoni nelle reti e questo sovraffollamento facilita l’insorgenza di malattie.

 

Problema a cui non si ovvia aumentando lo spazio disponibile, ma incrementando in modo massiccio l’uso di antibiotici. Inoltre il salmone è un pesce predatore e come tale si nutre di altri pesci: per poterlo nutrire in cattività è quindi necessario pescare ingenti quantità di pesce in mare per poi trasformare il tutto in oli e farine. In questo processo insensato c’è una notevole perdita di rendimento: per ottenere 1 kg di salmone sono necessari dai 2,5 ai 5 kg di pesce.

Ma la cosa che più mi ha scioccato, più delle migliaia di salmoni che scappano e danneggiano le specie selvatiche, più dell'inquinamento organico che genera questo tipo di itticoltura in mare aperto, è decisamente il SalmoFan. Se avete il vostro bell’allevamento di salmoni, La Roche vi spedisce questo simpatico gadget grazie al quale potete scegliere il colore da dare ai vostri salmoni. Ovviamente, oltre a offrirvi questo campionario di moquette, vi fornisce anche i coloranti adatti ad ottenere le varie sfumature. Davvero siamo arrivati ad autoavvelenarci pur di avere nel piatto il cibo del colore desiderato?

Per fortuna le condizioni delle salmon farms sono state recentemente portate all'attenzione dell'opinione pubblica. Qualcosa di concreto si sta anche facendo: l'Irlanda è in infatti il primo Paese ad aver aperto allevamenti organici di salmone, nei quali è possibile allevare i pesci nelle reti, ma solo a basse concentrazioni, facendo limitatissimo uso di antibiotici e rispettando strette normative sul tipo di mangime. E niente SalmoFan. Certamente la mancanza dei coloranti artificiali fa apparire questi filetti "organici" un po' pallidini di fianco a quelli dei cugini allevati, ma, forse, di salmoni alla moda e di colore brillante si può fare a meno.

di Gian Luca Negri

 

HIGHLIGHTS

La cosa che più mi ha scioccato è il SalmoFan. Se avete il vostro bell’allevamento di salmoni, La Roche vi spedisce questo simpatico gadget grazie al quale potete scegliere il colore da dare ai vostri salmoni.