Come sostiene François Truffaut «le coincidenze vanno meritate». Artigrafie incontra
Luigi Lo Cascio per una serie di fortunate coincidenze e di persone gentili e decisamente simpatiche
Al di là delle presentazioni (Lo Cascio attore di cinema e teatro, scrittore, produttore, sportivo, siciliano, figlio, uomo e fratello) siamo felici di chiacchierare che con un artista come lui, protagonista – per richiamare il fil rouge di questo numero – di opere che si sono rivelate spettacoli kamikaze consapevoli, di grande valore e vasta eco. Cominciamo![]()
Luigi Lo Cascio non ha un sito ufficiale, ma possiede un quaderno di citazioni divise per argomenti: sole, stelle, scrittori, azioni, mangiare
Me ne riveli un’altra?
Prima di possedere il mio primo computer, annotavo su quadernetti di vario colore le frasi che più colpivano leggendo libri e giornali. È quindi una raccolta di pensieri, più che di citazioni
Quando hanno cominciato ad affollarsi senza senso, ho cercato di fare ordine catalogandoli per argomento
Ricordo che c’era anche una sezione che parlava di pietre![]()
Ti ho sentito dire che per te il teatro può essere equiparato a una maratona, il cinema ai cento metri o al salto in lungo. So che cammini molto, quale sport preferisci? (metaforicamente parlando, o no - scegli tu)
In questo periodo sto recitando a Catania nello spettacolo Diceria dell’untore, tratto dal romanzo di Bufalino, con la regia di Vincenzo Pirrotta
E posso confermare che l’idea della maratona è molto pertinente
Tra l’altro non esco mai di scena
Per novantacinque minuti provo a pronunciare meglio che posso quelle parole così impervie, così febbrili, senza che mi sia consentito, come agli atleti lungo il percorso di gara, un minimo rifornimento d’acqua
Ma proprio per questo, la fatica lascia alla fine un senso di gioiosa spossatezza. L’atletica leggera è comunque il mio sport preferito![]()
In Diceria dell’untore, come in molti tuoi lavori, la sicilitudine è un aspetto fondante della tua attorialità
In questo mondo globalizzato - o che aspira a esserlo - ti senti molto legato alla tua terra? Mi regali un aggettivo per la Sicilia e uno per il tuo nuovo spettacolo?
Vista l’anima tragica e sofistica, potrei scegliere come aggettivo “contrastante”
Terra in cui pare impossibile sciogliere i dissidi, i contrasti, gli opposti in continuo conflitto
Forse per questo gli autori siciliani tendono all’ossimoro, come ricordano il Mal giocondo di Pirandello e L’amaro miele di Bufalino
Per lo spettacolo scelgo invece l’aggettivo “teatrale”
Bufalino, nelle istruzioni per l’uso che accosta al suo poema narrativo, istituisce un collegamento molto stretto tra l’esperienza del sanatorio e la grammatica del palcoscenico
Non potrebbe essere altrimenti visto che i personaggi, sapendo di pronunciare forse le ultime parole della
propria esistenza, non possono non trattarle con la stessa dignità di una battuta teatrale![]()
Peppino Impastato, con la tua voce - dice: «Noi ci dobbiamo ribellare
Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!»
I cento passi è un film che parla anche di indignazione
Pensi che l’indignazione sia utile all’arte? Che l’arte - il cinema, il teatro - debbano suscitare indignazione?
Credo che l’arte debba preoccuparsi di spalancare, innanzitutto nell’autore e poi, per contagio, nello spettatore, uno spazio di interrogazione e di crisi
Spesso l’indignazione può essere un alibi per non andare a fondo nelle questioni
L’opera non parla degli altri, non serve a mettere sotto accusa gli altri
Siamo noi, mentre guardiamo un oggetto artistico, ad essere chiamati in causa e a dovere convivere d’ora in poi con un severo capo d’imputazione![]()
In La vita che vorrei c’è una scena in cui fai un provino con Laura (Stefania Ceccarelli) e - almeno all’inizio - sei molto rigido nei suoi confronti
Dai un consiglio a un giovane attore che oggi si presenti a un provino![]()
Tra un provino e l’altro conviene essere pieni di dubbi su se stessi
Non sentirsi mai pronti e cercare di coltivarsi con un continuo addestramento
Ma al provino, senza mai varcare la soglia che fa precipitare nell’abisso della presunzione, consiglierei di essere determinati
Tanto sono gli altri che hanno il problema di dovere giudicare e decidere
Noi dobbiamo solo mostrare quello che
più somiglia alle nostre qualità
E quindi tranquillità, controllo, entusiasmo
O, come diceva il mio maestro Orazio Costa per spronarci ad agire: vita!
Hai raccontato che per arredare i set cinematografici di solito si usano foto personali, quelle del passato degli attori, e che tu usi sempre le stesse perché odiavi farti fotografare
Qual è quella che odi di più?
Non mi faceva piacere essere fotografato, ma non per questo arrivo ad odiare le foto del passato
Anzi, guardo quegli scatti con una certa commozione![]()
In una precedente intervista hai ricordato che Carmelo Bene - da bambino - pensava: «Ma se un attore fa il personaggio, chi fa l’attore?»
Tu da bambino volevi fare l’attore? Mi dici un attore del passato con cui ti sarebbe piaciuto recitare? E uno del futuro?
Ho cominciato a pensare di fare l’attore dopo i vent’anni
Prima di allora non mi aveva mai nemmeno sfiorato l’idea che questa sarebbe stato il mio mestiere
Ho infatti studiato due anni medicina, facoltà che poi ho lasciato per entrare in Accademia d’Arte Drammatica a Roma
Mi diverto molto a recitare con i miei fratelli
Da bambini ci facevamo sempre teatrino l’un l’altro
Mi è comunque già capitato con Elio nel film I cento passi, con Martino negli spettacoli di cabaret con il gruppo “le ascelle”, con Armida in un corto metraggio che s’intitola Il pacco
Aspetto di farlo con Anna, la mia sorella più piccola e con mia madre Aida![]()
Reciti, scrivi, riscrivi, dirigi: bene - molto bene - e senza deliri di onnipotenza
Da poco hai anche prodotto (auto-prodotto) il corto Il pacco
Sensazioni da producer? Ti sei divertito?
Sì, mi sono molto divertito a fare Il pacco, insieme a mia moglie Desideria (che è anche la regista del cortometraggio)
Quando ero sul set a recitare ero in totale disaccordo col me stesso che provava a produrre![]()
Dopo Il silenzio dei comunisti - difficile e bellissimo - hai scritto, recitato e diretto Nella Tana
Dico “scritto” perché la tua riscrittura del racconto di Kafka (La tana) è un’opera nuova, quasi un’anomalia rispetto al testo kafkiano
Sostieni che anche Nella tana è uno spettacolo di fruizione molto difficile
Perché?
Il racconto di Kafka è stato scritto per gli occhi dei lettori
Mi sembrava impossibile portare in scena il testo così com’era
Provando a riscriverlo mi sono accorto che mi andavo allontanando sempre più dallo stile di Kafka, dalla sua scrittura asciutta, essenziale, perfetta
Ne è venuta fuori una colata di parole che non mi sono sentito di attribuire allo scrittore di Praga
Una sintassi abnorme, con lunghi periodi quasi privi di punteggiatura per mettere in difficoltà le consuete fasi del respiro
Era difficile per me, innanzitutto
Perché cercavo di lasciarmi travolgere da un testo che, senza mai demordere, andava a tormentare e sconnettere quel che restava del soggetto parlante
La stanchezza riguardava poi, in seconda battuta, anche il pubblico se decideva di sostenermi e soffrirmi, lasciandosi prendere il fiato![]()
Pupi Avati – a proposito di Gli amici del Bar Margherita - ha detto di te che hai una “generosità interpretativa assoluta”
Nel film interpreti un giovane palermitano erotomane che indossa spesso un paio di occhiali a raggi infrarossi
L’ultima curiosità: funzionano davvero? Si vede il mondo senza veli? È brutto?
Non posso rivelare i segreti di Manuelo
Ma certamente gli occhiali K lo hanno guidato all’imbocco di paradisi che non possono dirsi![]()
a cura di Sara Lanfranco