Artigrafie

 

 

Piccole e bluesKamikaze

E stette sedutoKamikaze L’aria era tremendaKamikaze C’era la voceKamikaze Una voce grossa dalla radioKamikaze Un americano famoso che parlava in maniera convincente, parlava di vita che scorreva nelle veneKamikaze Di bluesKamikaze Fuori dalla finestra una luce rossa, un cielo nero scuro, una soluzione acquosa di prodotti inquinantiKamikaze Poche cose nella stanza dell’hotel, il letto mai usato se non per le dosi necessarie, le pareti sporche di ragni e muffa, il gocciolare ritmico d’acqua dal sifone del bagnoKamikaze Sparse per terra carte e cartacce, alcune appoggiate con cura, per lo più bianche, intonse, altre stropicciate incollate arrotolate, disegnate, scritte a mano e a macchina, colorate, sudateKamikaze

Stava sull’unica sedia che c’eraKamikaze Sul tavolo, contro il muro, ordinate alfabeticamente in appositi astucci con un lato sempre scoperto, una serie di sostanze stupefacentiKamikaze Di alcune, che aveva scoperto dopo approfondite ricerche e lunghi colloqui con agenti predisposti alla vendita, aveva provato piccole quantità e si era risvegliato dopo giorni a guardare lo stesso cielo nero, giorni di cui ricordava insetti e mostri, di cui ricordava quella che aveva letto essere l’Interzona, ma che pensava essere semplicemente un’altra vitaKamikaze

Era immobileKamikaze Non che non potesse muoversiKamikaze Era appena tornatoKamikaze Avrebbe dovuto scegliere il prossimo astuccioKamikaze Ma era indecisoKamikaze Guardava fisso il cielo nero scuro e la luce rossaKamikaze Quella voce continuava a parlare di strade e di blues e di gente, di ogni tipo, e di viaggiKamikaze Non si ricordava come mai la radio fosse accesa, e gli sembrava impossibile averla lasciata cosìKamikaze Forse era stato via troppo poco?

Un uomoKamikaze Sì, una presenzaKamikaze Si gira verso il tavolino, le sue piccole Kamikaze Di fianco, appoggiato al muro, un tizio con i capelli arruffati


e ricci, gli occhiali da sole, una sigaretta in bocca e un plettro tra le ditaKamikaze Non parlava, accennava un sorrisoKamikaze Dolce, motivatoKamikaze Lo guardavaKamikaze Sembrava dirgli: “hai deciso anche tuKamikaze Sei arrivato alla mia stessa conclusione, uomo? Guarda fuori dalla finestra, il cielo è nero scuroKamikaze La vita è noiosa e ingiustaKamikaze Le piccole ti hanno aiutato tanto in passatoKamikaze E vuoi che ti aiutino anche oraKamikaze Quante volte sei tornato, uomo? Da quanto hai iniziato? Non sai rispondereKamikaze Non vuoi nemmeno pensarci, non è importanteKamikaze Guarda per terraKamikaze Quello è il tuo lavoroKamikaze Carte stracce, carte senza valore, parole e disegni che non servono a moltoKamikaze Inoltre la vita qui, sotto questa soluzione acquosa, non ha molto sensoKamikaze Prendi l’astuccioKamikaze Stavolta scelgo ioKamikaze È una specialità della casaKamikaze Tieni, prendiKamikaze BravoKamikaze Questa musica che senti la ascoltavo quando ancora non conoscevo le piccoleKamikaze Bei tempiKamikaze Ma ora tutto è finitoKamikaze Dobbiamo andareKamikaze Guarda questo cielo nero scuro per l’ultima volta, respira quest’aria tremenda e poiKamikaze

di Andrea Barnaba

 

HIGHLIGHTS

Era immobile. Non che non potesse muoversi. Era appena tornato. Avrebbe dovuto scegliere il prossimo astuccio. Ma era indeciso. Guardava fisso il cielo nero scuro e la luce rossa. Quella voce continuava a parlare di strade e di blues e di gente, di ogni tipo, e di viaggi.