L’arte di Marina Abramovic
Respiro
Affanno
Un affanno che non so più se è il mio o il suo![]()
Avevo sentito parlare di Marina Abramovic ma non avevo capito dove volesse arrivare, né cosa facesse davvero: il concetto di body art era del tutto nuovo per me. Spinta dalla voglia di saperne di più sono andata a curiosare sul tubo e ho scelto un video a caso
Le immagini sono partite e con loro la musica
È stato allora che ho sentito lo stomaco chiudersi, gli addominali contrarsi, i denti digrignare e le mani sudare![]()
Non si rimane mai indifferenti di fronte a una performance dell’Abramovic, è impossibile
A Napoli, nel 1974, durante una delle prime performance dal titolo Rhythm Ø si sfiorò quasi la tragedia: lei rimase assolutamente inerte per sei ore e mise a disposizione 72 oggetti – tra cui una sega, una catena, degli aghi, uva, rossetto e una pistola carica - con i quali il pubblico avrebbe potuto fare qualsiasi cosa
Dopo le prime tre ore di diffidenza ci fu un’escalation verso l’incontrollabile: i suoi vestiti prima, e la sua pelle poi, furono tagliuzzati da lamette, alcuni bevvero il suo sangue
Si crearono due fazioni nel pubblico: c’era il rischio che succedesse qualcosa di molto grave a causa della presenza della pistola carica ma - scazzottata tra gli spettatori a parte - fortunatamente non ci furono conseguenze serie per l’artista![]()
È difficile capire esattamente ciò che spinge l’Abramovic a cimentarsi in performance di questo tipo: il suo lavoro – specialmente nei primi anni Settanta, quando era una novità assoluta - si è scontrato con opinioni di critici che la accusavano di masochismo, sadismo ed esibizionismo. Anche io in effetti non ho potuto fare a meno di pensarlo: la mia prima reazione a ogni performance era
una domanda: «Perché?» Ma poi la domanda scivolava via dalla mia testa e rimanevo a guardare
Non è che avessi capito, però il fatto di essere rimasta a guardare mi faceva intuire che non poteva trattarsi di mero esibizionismo![]()
Tac Tac Tac
Di nuovo carne, acciaio, sangue
Grida soffocate questa volta. Tac Tac Tac
È un vecchio gioco russo (i russi non sono certo famosi per la loro attitudine al divertimento svagato)
Ancora una volta il mio corpo si identifica con il suo: lei è me e io sono lei
Credo di aver capito finalmente, ho capito cosa vuole da se stessa, da me, da noi. Rendendo il proprio corpo contemporaneamente oggetto e soggetto dell’arte stabilisce un contatto concreto e tattile con il pubblico
Il suo corpo non è più la sua sola realtà fisica ma è anche la sua opera, spogliata di ogni significato individuale. È lì per l’Arte; il suo corpo è il mezzo come poteva esserlo la tela per Chagall o il marmo per Michelangelo, sta al pubblico capirlo e “usarlo” così come lo usa lei![]()
Con un senso di paura, ansia, schifo e sbigottimento guardo le immagini facendo finta di chiudere gli occhi
di Federica Martina
La cosa più importante che può fare un artista è allungare il presente.
La vita diventa sempre più veloce, pertanto dobbiamo rendere l’arte sempre più lenta.
Marina Abramovic
Belgrado, 30 novembre 1946