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“Vattene, ragazzino! Non sono in vena di chiacchiere”Kamikaze
Il ragazzo rimase lì dov’era, guardandolo dritto negli occhi, senza dire nullaKamikaze Due minuti prima, gli aveva chiesto: “Dov’è mio papà?” e ora se ne stava lì fermo ad aspettare, senza battere ciglio Kamikaze L’uomo cercava di trovare una risposta che non lo compromettesse Kamikaze
“Stammi a sentire, ragazzo, quel giorno avevo bevuto un po’, sai? E avevo detto delle fesserieKamikaze Non so neanche chi sia tuo padre, tanto meno dove si trova, è chiaro?”Kamikaze
“Portami al carcere, voglio incontrarlo”Kamikaze L’uomo quasi si strozzò con la birra, si era ficcato in un casinoKamikaze La madre del ragazzo si sarebbe molto arrabbiataKamikaze

Anni prima, tutti i vicini le avevano giurato di non rivelargli mai che suo padre era in prigione e che ci sarebbe rimasto per molto tempoKamikaze Gli avevano raccontato che il padre lavorava su al Nord e gli inviava tanti soldi perchè lui e la madre potessero vivere da ricchi ma che non poteva mai prendere le ferieKamikaze Una domenica al mese la madre lo lasciava da una zia, che lo portava, con la cuginetta, allo zoo o al cinemaKamikaze Alla fine del pomeriggio lo veniva a prendere e arrivando a casa gli leggeva una letterina del papà, piena di storie e racconti fantastici sulle foreste che attraversava

e sugli animali che affrontava nel suo lavoro, su al NordKamikaze Quelle domeniche, quando la mamma veniva a dargli il bacio della buona notte, lo abbracciava forte e poi scappava in camera suaKamikaze A volte il ragazzo ascoltava le telefonate della madre alle zie, parlavano di risparmi e di condizionaliKamikaze Dopo, la mamma andava in cucina e si beveva un grosso bicchiere d’acqua, come se volesse lavarsi dentro Kamikaze


“Portami in prigione, voglio vedere mio padre” ripetè il ragazzino Kamikaze “La mamma non lo deve sapere per forza”Kamikaze L’uomo rigurgitò di nuovo, ma capì che poteva trovare una via di uscita per quel guaio nel quale si era messoKamikaze “Ripassa di qua Giovedì prossimo nell’orario di scuola, vedrò cosa posso fare”Kamikaze Il ragazzo fu soddisfatto Kamikaze “Giovedì presto, sarò qui”Kamikaze

Presero tre autobus per arrivare al penitenziarioKamikaze Giunti lì, l’uomo gli disse: “Adesso arrangiati”Kamikaze Quell’altro uomo, che gli indicarono come suo padre, era seduto sul muretto nel cortile e non stava aspettando visiteKamikaze Il ragazzo si sedette al suo fianco senza dire una parolaKamikaze Notò la sua pelle tesa, senza grasso, i suoi occhi color miele e la barba non rasataKamikaze Portava una maglietta verde chiaro e dei jeans, i vestiti non sembravano molto pulitiKamikaze L’uomo lo osservava e aveva capito subitoKamikaze Il ragazzo posò una mano sul braccio del padre, poi si abbracciaronoKamikaze E così restarono, senza dire nullaKamikaze

Adesso nelle lettere del padre c’era un nuovo personaggio: un ragazzino che aveva conosciuto là nel Nord e che era diventato suo compagno di avventureKamikaze Insieme esploravano le foreste aprendo nuovi cammini, con le canoe scoprivano nuovi fiumi, addomesticavano scimmie e pappagalli, incontravano indigeni da cui imparavano i segreti delle erbe medicinaliKamikaze Quel ragazzo, diceva il padre, assomigliava molto al figlio amato, che sperava di rivedere presto, e doveva avere la sua etàKamikaze La madre fu sorpresa da quella novità, ma non disse nullaKamikaze

Ogni quindici giorni il ragazzo prendeva i tre autobus, il padre lo aspettava con i vestiti puliti e la barba rasataKamikaze Parlavano poco, per non rovinare quei momenti in cui le loro anime si abbracciavano come il primo giornoKamikaze Erano felici, erano compliciKamikaze

di Regina Nadaes Marques

 

 

 

HIGHLIGHTS

AUTORE
Regina Nadaes Marques è nata a Rio de Janeiro e vive in Italia dal 1988. Ha lavorato come danzatrice e coreografa. Oggi si occupa degli eventi e della comunicazione dell’Istituto Brasile Italia di Milano. Scrive quando ha tempo, quando ne sente il bisogno. I suoi racconti hanno ricevuto premi e menzioni sia in Italia che in Brasile.

PREMI E RICONOSCIMENTI
I complici è una storia d’amore, scritta dopo aver conosciuto una persona che lavora con i figli dei carcerati. Il racconto ha vinto il concorso “Passaporti dal mondo” indetto da Artigrafie nel contesto del festival letterario di Chivasso (To) “I Luoghi delle Parole”.