Anche se nessuno sta lavorando, c'è odore di asfalto. Le linguette metalliche di lattine troppe volte pestate si sono incastonante nel marciapiede reso morbido dal caldo insistente. Turisti incolonnati con l'ordine un po' disfatto e stanco che ci si immagina per le truppe di Rommel portano nutrimento al paesaggio candido, disposti a combattere la ferocia del luogo per vedere l'anfiteatro dove, in secoli perduti, uomini uccidevano altri uomini.
Soffrono i turisti, e c'è da chiedersi per quale motivo gli abitanti si ostinino a vivere qui, dove l'erba non cresce, e nessuno bagnerebbe le aiuole con l'acqua faticosamente desalinizzata dal mare, che per fortuna è a meno di un chilometro; ci vivono a migliaia (un tempo erano a milioni). Hanno lasciato le rovine, spettacolarmente intessute nelle trame della modernità. Pietre poste dagli uomini di età remote accanto a quelle che il vento ha sottratto a una terra farinosa e nuda (a volte serve un occhio esperto per distinguerle). La grande vasca ornata dai Tritoni, dal Dio del Mare e da mille infiorescenze barocche è una tappa obbligata: bocche di pietra protese a gettare flussi d'aria. Sul fondo, monetine. Mille e mille monetine, protette da una rete. Una moneta, un
desiderio. Vicino, è stata installata una fontanella dal tubo stretto come una cannuccia, un filo d'acqua, e con l'apertura dell'acqua a pressione. Scomoda. Il cartello ricorda che funzionerà fra le sette e le dieci e dalle diciannove alle ventuno.
Si cammina lungo argini altissimi di uno uadi ora asciutto, ma che potrebbe riempirsi e muggire in poche ore. Di tanto in tanto, sono poste vecchie immagini bidimensionali di antichi ponti che, sostengono le note, hanno resistito secoli e secoli prima di essere spazzati via da piene inattese. La città, dicono, è nata proprio qui per favorire il passaggio. Erano molti, i ponti. Ora sono tre, ma costruiti con criteri di piena sicurezza. Quando non c'è l'allarme, si può anche superare a piedi lo uadi attraverso alcuni argini mobili aperti.
Camminando, quasi ogni angolo trabocca di storia antica: chiese maestose; resti di templi di divinità pagane; archi celebrativi di trionfi dimenticati. Marmi, porfido. Questa città era detta caput mundi. Secoli fa, quando il mare era lontano e nelle terme per una moneta dappoco qualsiasi cittadino poteva prendere un bagno caldo o freddo nelle ciclopiche terme di Caracalla. Secoli prima di questo normale maggio del 2052.
di Jacopo Ciravegna
Bocche di pietra protese a gettare flussi d'aria