Artigrafie

Fallimento annunciato quello del congresso di Copenhagen? Non saprei. Di certo però le conclusioni non sono state entusiasmanti, anzi diciamo che siamo rimasti tutti con un pugno di mosche. Nessuna previsione di estinzione della specie umana ha saputo smuovere i leader mondiali al punto da far loro rinunciare a qualche dollaro in più. Esaurita la mia fiducia nella categoria dei politici mi sono rivolta agli artisti.

Il movimento della Land Art nasce negli USA a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta come movimento di protesta verso la deriva commerciale dell’arte. I concetti base della Land Art non sono molti, ma diretti ed espliciti: il soggetto non è un’opera creata dal nulla e posta in uno scenario naturale ma il panorama stesso plasmato e modificato dall’intervento dell’artista. Il passare del tempo è una componente essenziale dell’opera. Sovente le opere sono in zone selvagge e sperdute, lontane dalla civilizzazione.
Nel panorama degli esponenti della Land Art compare Agnes Denes, nata a Budapest nel 1938. Dal punto di vista artistico la Denes si forma a New York, dove nell’82 esegue la sua opera forse più famosa: Wheatfield - A Confrontation. La Denes pianta un campo di 2 acri di frumento e alla fine della maturazione lo raccoglie. Tutto ciò nel downtown di Manhattan.

Fu poi la volta di Tree Mountain - A Living Time Capsule.
Concepita nell’82, fu portata a termine quattordici anni più tardi, dopo che nel ‘92, in occasione del Summit sull’ambiente di Rio de Janeiro, il governo finlandese ne annunciò ufficialmente la realizzazione. Si tratta di una piccola montagna artificiale di forma perfettamente conica “decorata” da 11mila alberi disposti in un disegno a spirale ispirato alla sezione aurea ideato dall’artista stessa su una superficie di 420m x 270m. L’impatto visivo è notevole, il disegno che la Denes è riuscita a creare cattura lo sguardo e invita a uno studio più attento, effetto dovuto all’aver sfruttato incredibilmente bene il concetto di sezione aurea, la magica proporzione.

La grandiosità di questo progetto comunque non è tanto l’impatto visivo quanto quello contenutistico: a piantare gli 11mila alberi sono state altrettante persone provenienti da tutto il mondo alle quali poi è stato rilasciato un certificato di “custode” degli alberi, di una durata più che centenaria. È la prima volta che un progetto artistico unito alla forte volontà di un governo concepisce l’idea di responsabilizzazione delle generazioni successive: con il certificato sono nominati

custodi anche i discendenti di coloro che hanno piantato gli alberi. Il gesto puramente formale del rilascio di un certificato diventa un potente messaggio di attenzione al futuro del pianeta, sorpassando ogni volontà di egocentrismo artistico o propaganda elettorale.

L’opera della Denes è destinata a rimanere nei secoli sempre diversa ma in fondo sempre uguale. Siamo noi a dover imparare a guardarla con occhi diversi. Gli occhi di chi, pur non avendo un certificato in mano, si sente responsabile della sorte di tutti gli alberi di tutto il mondo.

di Federica Martina

HIGHLIGHTS

«Questo lavoro attesta il nostro impegno per il futuro benessere della nostra vita a livello sociale, culturale e ambientale» (Agnes Denes)

Tree Mountain, 1996, fossa di ghiaia a Pinziö, Finlandia