Incroci
LA STELLA
Dentro al bar nessuno parla. Fuori, le luci
dei lampioni illuminano la strada bianca. E' da due settimane che non smette di nevicare. Sul
palazzo di fronte un manifesto sbiadito parla di battaglie vinte e bombardamenti. Oltre la campagna
e la grande città, in questo momento, centinaia di soldati stanno morendo, tra la polvere e il
rumore assordante delle mitragliatrici. Prendo lo straccio e pulisco il bancone. Mi concentro sulle
macchie di birra e caffè, sul posacenere di vetro sporco.
Da qualche isolato di distanza arriva un rumore di zoccoli. Tra poco passeranno qui davanti. Una ventina di soldati a cavallo, sfilando lentamente, senza grida o sorrisi. La donna seduta al bancone continuerà a fumare, senza girarsi. I tre vecchi poseranno distrattamente le carte, e Greta smetterà di lavare i boccali per qualche secondo. Io guarderò tra i muscoli stanchi, le bardature consumate, i cappotti logori. Una marcia silenziosa, come se non ci fosse nessuna casa a cui tornare, nessuna moglie da baciare sotto le coperte, la sera, tra i singhiozzi. Poi gli zoccoli si allontaneranno. Le carte torneranno a posarsi sui tavoli in legno, i bicchieri a riempirsi.
Poso lo straccio sul bancone, con calma. Nessuno alza gli occhi. Apro la porta d'ingresso, una folata di neve si posa sulle assi del pavimento. Esco senza girarmi e cammino sull'acciottolato bianco. L'aria mi entra nei polmoni fredda e pulita. Inizio a correre. Le gambe si sforzano di tenere il passo, e migliaia di aghi mi pungono la pelle del viso. Aumento la velocità, sorpassando incroci e negozi chiusi, mentre gli occhi lacrimano per la neve. Sento dolore ovunque. Sento i muscoli delle gambe tesi, sento le ossa della schiena, la gola dolorante, le dita dei piedi gelate a tal punto che potrebbero spezzarsi da un momento all'altro. Corro veloce, superando le ultime case del paese e imboccando una strada tra i campi.
Non sento più nulla. Gli occhi arrossati hanno smesso di lacrimare, i muscoli si muovono automaticamente, ogni nervo come anestetizzato. Mi faccio strada fuori dal sentiero, e scendo per il fianco di una collina ricoperta di alberi. Gli stivali affondano nella neve, il fiato si confonde con l'aria intorno. Poi mi fermo, di colpo, con gli occhi chiusi. Penso a lui lontano. A quanto mi è mancato in questi anni, al giorno in cui forse tornerà. Allora apro gli occhi, e la vedo. Al centro di una radura c'è una costruzione di cemento abbandonata, forse un magazzino. E sopra di essa un'enorme stella, una luminaria natalizia dimenticata da tempo. Intorno, l'intero mondo è uno scivolare di fiocchi bianchi, indifferenti e calmi. E io rimango a fissare la stella, illuminata dalla luce biancastra della neve che cade.
