Passaporti
DISCESA A NIGHTWOOD
Benvenuto lettore; questa è
Nightwood. Per ora, nient’altro che un universo oscuro, lurido oceano di pece che ti ha
ingoiato, tuo malgrado. Le bussole si frantumano e non restano punti di riferimento, a
Nightwood, dove tutto è profondo e nero. So che hai bisogno di tornare in superficie,
conosco il terrore addensato nelle tue pupille spalancate: è orribile dover procedere per salvarsi
senza conoscere direzioni. Ma il buio sa essere accogliente, amico. Abbandonati alla notte e la
discesa potrebbe non essere vana.
Fantasmi
Li hai sentiti, lettore? Non sei solo a Nightwood. Questa terra è popolata di freak:
creature storpie e meschine, che si aggirano olezzando di stalla, smarrite quanto te. Ecco, quello
è Felix, l’ebreo errante innamorato delle soubrette e di Savonarola, finto Barone, finto uomo di
mondo, finto Felix. Laggiù c’è anche Jenny, che ruba storie ai romanzi d’appendice, senza riuscire
a fermare la propria decomposizione, povera vampira mutilata. E poi Robin, superbo pettirosso dalle
ali impazzite, che non ha requie poiché appartiene a Nightwood fin nelle cellule del
sangue. Tutti sono perduti, a Nightwood. Non trovano il proprio posto, la propria storia,
perché qui ogni storia si avvolge su se stessa fino all’asfissia. Li trovi ributtanti, lettore?
Guarda bene: sono come te e me. Guarda ancora: c’è un fascino sottile nella perversione di queste
creature. Pensa alla follia irrisolta di Amleto che affoga nel guano ogni cristallo; non credi che
gli abitanti di questa notte esibiscano la stessa bellezza? E poi, fratello, i mostri sono l’unica
alternativa che possiamo opporre alla solitudine di questa landa.
Medicine
Stai attento, lettore; quello che viene avanti è il dottor O’Connor. Tutti qui si rivolgono a lui.
“Guardiano della notte”, lo chiamano; nessuno sa che il vero nome del dottore è D. B. Ascoltiamo:
ora il dottore ci parla. È vestito in liseuse come una puttana da pochi franchi francesi e ci
parla. La sua voce disegna arabeschi perversi, inanella aforismi che suonano come anatemi («Delle
due l’una: – dice – o trovare una persona così stupida da poterle mentire, o amarne una a un punto
tale che possa mentirci lei»). E tu, non sottovalutare il senso di queste parole: sono luci nel
buio, l’unico mezzo che può guidare i nostri passi attraverso la notte. Lo sai, fratello? anche T.
S. Eliot, attraversando Nightwood, ha interrogato il dottore. Poco dopo, così ha scritto:
«Egli parla per soffocare i gemiti e i mugolii della coscienza dell’umanità, per rendere più
sopportabile la sua vergogna, meno ignobile lo squallore della sua sofferenza».
Luci
Ora possiamo andarcene, lettore, tornare a città iridescenti di fili elettrici intessuti contro il
terrore di Nightwood. Domani, però, apriremo gli occhi con una consapevolezza nuova:
sapremo, da domani, che le nostre lenzuola e il giornale del mattino sono un unico, grande foglio.
