Artigrafie

 

Sono esausta. Ho camminato per ore su un sentiero, senza sapere dove mi portasse: in fondo è il riassunto di tante vite alla ricerca della felicità per strade sconosciute. Mi hanno detto che per trovarla bisogna impegnarsi con l'esperienza e la propria immaginazione. Ma ora sono stanca. Il bosco che mi circonda è accogliente: mi siedo all’ombra di un albero. Come nelle migliori fiabe, Alice docet, inizio a leggere il libro che ho con me, ma dopo pochi istanti mi addormento, almeno credo: prefiggersi come scopo la felicità a volte è eccessivo, smodato, presuntuoso, soprattutto stancante, altre è solo questione di pazienza. La felicità infatti deve essere inseguita con serena e immutabile costanza. Come la costanza dell'uomo che piantava gli alberi, in quell'antica regione nel Sud della Francia, una terra desolata, colpita da siccità e frane, il cui aspetto incattivisce i poveri abitanti, tranne uno, il riservato Elzéard Bouffier.

Tra sogno e realtà, tra il profumo di foglie ed erba, mi avvicino a una baita isolata. Là fuori il pastore silenzioso, nella sua burbera riservatezza, prepara una sacca piena di semi. Mi fa cenno di partire con lui. Lo inseguo tra alberi e sentieri: il nostro scopo è piantare cento semi. Questo il suo obiettivo ogni giorno. I primi semi sono ormai germogliati e cresciuti, alberi imponenti che offrono rifugio agli animali del bosco, foglie per il bestiame, rami secchi per il focolare, ossigeno per i polmoni. Ma non bastano, non ancora: la potenza creatrice dell’uomo che persevera, ma che sa anche distruggere così bene, cresce immensa sottoforma di bosco ogni giorno. Perché il pastore lo sa: la vita della terra, e non solo quella della terra, passa attraverso gli

alberi. La loro vita è una vita al plurale: attraverso e intorno ad essa si creano infinite possibilità di altre vite. È una legge ecologica e biologica basilare.
Parlare al plurale di alberi significa anche parlare di un paesaggio, senza per questo popolarlo solo di tronchi.
Elzéard non smette più di spiegare ora: la superiorità della natura sulla tecnologia, la salvezza dell'uomo attraverso un lavoro naturale, la celebrazione dell'individualismo spinto fino all'anarchia. Se la salute della natura si deteriora a causa dell'azione umana, la stessa azione umana la può ricostituire, non prima però di avere compreso le regole del bilancio naturale: la terra non è solo una fonte di beni da consumare e commercializzare. La storia della natura e quella dell'essere umano sono un'unica storia, il benessere di entrambi risiede nelle leggi di uno stesso equilibrio.

«Diffida da chi si proclama felice, tra fumi, denaro e cemento. Ascolta la tua terra». Lo ripete in continuazione, come un proclama, uno slogan.

Poi le parole diventano leggere, sussurrate appena. La sua immagine diventa lieve, offuscata…

La fiaba si interrompe. Non una pagina di più per un libro che sembra lieve come un sogno. Perfetto equilibrio. È di nuovo realtà, tra gli alberi.

di Annalisa Audino
HIGHLIGHTS

Jean Giono
(1895-1970) è un autore che con maestria leggera dipinge paesaggi e situazioni, ispirato dalla Grecia Antica, dalla condizione quotidiana dell’uomo e immerso in quella Madre-Matrigna Natura che lo accoglie e lo ostacola.
Tra le sue opere: L'uomo che piantava gli alberi e Lettere ai contadini sulla povertà e sulla pace.