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Da Avatara a Chiavatar

Il Bhagavata Purana, per primo, parla di Avatara: l'incarnazione di Dio in un corpo, generalmente azzurro, dalla nascita alla morte. L'insieme degli Avatara è conosciuto come Dasavatara. Dasa, dieci, in sanscrito. I vaishnava credono infatti che Vishnu, divinità suprema, si sia incarnato ogni volta che sulla Terra le forze demoniache abbiano avuto il sopravvento sulla legge cosmica del dharma. Nove incarnazioni per nove momenti in cui si sia mostrato inequivocabilmente un irreversibile declino di etica e giustizia. Ancora in attesa del numero dieci, per completare il dasa.

Per questo, quando Krishna e Rama, settimo e ottavo avatar di Vishnu, un giorno d'inverno all'inizio degli anni Dieci, compaiono sulla Terra contemporaneamente reincarnati, un attento lettore delle Upanisad immediatamente capisce. Capisce che il mondo non è mai stato tanto distante dal dharma. É il preludio all'avvento risolutivo del decimo e ultimo avatar di Vishnu, Kalki. Il momento in cui, una volta per tutte, la storia dell'umanità conoscerà la propria fine.

KRISHNA – Oh, Sri Ramachandra, principe del regno di Ayodhya! È giunta l'era delle ere, in cui vano sarebbe ristabilire i princìpi di giustizia! In cui l'uomo ha toccato il culmine del degrado morale e interiore, ormai indegno della carne di un corpo!

RAMA – Oh, infinitamente affascinante Krishna, come me manifestazione di Vishnu! Non vi è alcun dubbio. Ma dimmi: quali fenomenologie hanno convinto te, supremo, a riprendere il tuo Avatara dall'incarnato meravigliosamente celeste?

KRISHNA – Oh, Rama, figlio della luce! La mia essenza incorporea si è dapprima costituita in visione: essa mi ha connesso con la Terra. Ho visto milioni di esseri umani stipati in milioni di sale con milioni di occhialini neri spessi, di fronte a schermi riflettenti personaggi che hanno la nostra immagine tridimensionale di sacri Avatara! In un futuro che non esisterà, su un pianeta, Pandora, che non esiste. Perchè Rama? È come concepire l'approdo di scienziati su pianeti chiamati Mecca o Nazareth, di fronte a tribù di Maometti o a proiezioni del Santissimo Gesù alte tre metri.

RAMA – Oh, abbacinante Krishna! La mia visione è la tua! Perchè non chiamare Siddhartha Gautama il nascondiglio che gli umani si scelgono nelle loro scorribande virtuali, nei giochi on-line, su Second Life o per procacciarsi sciocchi rapporti sessuali tramite un social network? E invece l'uomo ha scelto di banalizzare proprio il nostro sacro appellativo di Avatara per simili, immorali, scopi. Perchè?

 


KRISHNA – Oh, infinito Rama, non è finita! La mia visione è poi entrata in un teatro italiano, l'Ariston. Lì una presentatrice bionda di ricette e canzoni è divenuta anch'essa Avatara, mostrandosi a nostra immagine e somiglianza! Quale supremo scopo l'ha indotta a tanto, mi sono chiesto? Al fine di porre domande sui gusti culinari di un'attrice in modo spiritoso, ho appreso. Rama dolcissimo, è divenuto questo, l'uomo?

RAMA – Oh, meraviglioso Krishna, anche la mia visione non si è arrestata! Ho visto il sopraffino intelletto umano ricorrere ancora ai Maha Avatara! Questa volta la nostra essenza condensata nel nostro sacro nome è stata sfruttata e storpiata nella produzione di un altro film, di altro genere, con mucchi di esseri umani che si accoppiano: l'infinita saggezza contenuta nel Bhagavata Purana è divenuta Chiavatar!

Immediatamente, al suono di quell'immondo gioco di parole, un fragoroso boato squarciò il silenzio, venne Kalki e il mondo finì.

Alessandro Salvatore

 

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