Artigrafie
Jennifer Lopez
(tratto da Quell'africana che non parla neanche bene l'italiano)

Eccoci qua, questa è casa mia, siediti pure dove vuoi.
OK, bella casa, piccola, is fine.
Dà uno sguardo intorno e poi velocemente si sfila quelle scarpe modello trampoli e si butta sul divano.
Vuoi qualcosa da bere?
Vino, birra?
Mineral. Mineral?
E cos'è mineral?
Fanta, Coca.
No, se vuoi ho dell'acqua, vuoter.
Hmm, dammi birra.
Le servo una birra, la guardo, non so cosa fare né cosa dire, ma lei sembra imbarazzata, beve la birra e si sdraia sul divano come se niente fosse, mi chiede di accendere la televisione.
Le passo il telecomando e si sintonizza su 123SAT, lì di solito c'è sempre un po' di hip hop in rotazione.
C'è bagno?
Sì, quella porta lì.
Posso fare doccia?
Sì, vai pure.

Adesso lei è lì nella doccia, ed io che faccio? Sono confuso, non avevo mai messo in conto di passare una serata in casa con un'africana che non parla neanche bene l'italiano, e poi io, alla fine, che ne so di queste nigeriane? Mi sarò fermato sì e no 10 volte con qualcuna di loro a farmi fare dei pompini per strada, una cosa semplice e veloce, mica si sta a fare tanta conversazione in quelle situazioni. Non so proprio da dove iniziare e non mi va neanche di chiederle ancora di fare sesso con me. Cazzo, uno guarda tutti quei documentai sull'Africa, Alle Falde del Kilimangiaro, Piero Angela e Quark, Turisti per Caso... ed alla fine quando ti ritrovi con un'africana in casa capisci di non sapere un cazzo. Fosse un uomo potremmo parlare di calcio, quello funziona sempre, Obafemi Martins, Kanu,Taribo West, Jay Jay Okocha, ma a una donna cosa dici? E poi il mio inglese fa talmente schifo... Potrei uscire ed andare ad affittare un film, qualcosa che piace anche a lei, potrebbe essere un'idea, vedremo.

Mi fermo ad ascoltarla mentre canta nel suo dialetto sotto la doccia, sembrerebbe una canzone religiosa, Jesus è l'unica parola che riesco a comprendere. Per anni all'Università, quando frequentavo i collettivi, si spendevano interi pomeriggi a discutere dei fratelli migranti, dell'integrazione, del multiculturalismo, si andava matti per le cene etniche dove alla fine spuntava sempre qualche senegalese che suonava il djembè. (...) Cazzate, alla fine torni sempre da dove sei venuto, nella tua casetta, con papà e mamma e i tuoi amici, nel tuo guscio rigorosamente italiano, dove ti senti protetto e sicuro e del mondo non ne sai niente, ma proprio niente.

Tutto questo mi passava per la mente veloce, mentre lei... ( a proposito ma come si chiama? Poi glielo chiedo) è in bagno, a cantare sotto la doccia. Forse alla fine 'sta storia non è neanche male, se la prendo dal verso giusto,


può anche funzionare. Esce dal bagno, si è struccata e non ha più tutto quel cerone in viso, la guardo ancora bene, il volto fiero, snella, ma senza tacchi sei proprio piccola! Si è messa un paio di jeans attillati a vita bassa ed una maglia corta, rigorosamente con l'ombelico di fuori, le regole della moda sono transnazionali, questa ne è la prova certa.
Tutto bene?
Sì, bene. Ma... come ti chiami? Vuots iour neim?
Gioia, mi chiamo Gioia,
Eh sì, e allora io sono Felice... Qual è il tuo vero nome? Il tuo nome africano?
Perché vuoi sapere come mi chiama?
Dai, non fare la scema, dimmi come ti chiami, io mi chiamo Franco.
My name is Ekaette.
Ekaette? Che nome strano.
Ekaette in my traditional name.
Non me lo ricorderò per niente, troppo difficile.
Ride divertita, Franco, Frank, bel nome il tuo.

Continuo a fissarla mentre cammina verso il divano, mi passa a fianco e non posso non soffermarmi sul culo, il signor Giuseppe aveva visto bene, ha proprio un bel culo, sodo, rotondo, un culo che sta su da solo, un culo alla Jennifer Lopez.
Sì, OK, Jennifer Lopez, proprio lei, e siccome hai un culo come Jennifer Lopez ed un nome impronunciabile, per rendere le cose più facili ti chiamerò Jennifer.
Senti un po', va bene se ti chiamo Jennifer?
Why Jennifer?
Iu nouv Jennifer Lopez?

Alberto Mossino

 

 

 

HIGHLIGHTS

AUTORE
Quell'africana che non parla neanche bene l'italiano è un romanzo di Alberto Mossino, finalista del Premio Calvino 2009. È stampato con licenza creative commons da terrelibere.org. Quando una prostituta e il suo cliente entrano in rapporto, si relazionano come avatar meccanici di se stessi. Ma che succede quando le persone che stanno dietro a questi ruoli provano ad entrare in contatto?